Il Cpt pubblica il rapporto dell’ultima visita (settembre 2025) effettuata nelle carceri italiane di: Avellino, Sollicciano (Firenze), Foggia, “Marassi” (Genova), Santa Maria Capua Vetere.
Nei prossimi giorni ci riserviamo di approfondire la posizione dell’Italia, della quale alleghiamo il relativo testo.
La visita “ad hoc” era mirata – come può leggersi nel Report – a un duplice scopo: da una parte, “to examine the treatment and conditions of detention of persons held in a number of prison establishments” e, dall’altra, “to assess the way the Italian authorities are tackling the serious challenges facing the prison system, notably prison overcrowding, staff numbers and training, the high number of deaths in prison, and the quality of healthcare provided to prisoners”.
1. Per quanto riguarda “il trattamento” carcerario, la gran parte dei detenuti incontrati dal CPT “stated that they had been treated correctly by prison staff”. Tuttavia, sono state raccolte alcune denunce di maltrattamenti – nello specifico presso gli istituti di Firenze Sollicciano, Foggia e Genova Marassi – consistenti in pugni, calci e schiaffi inferti da agenti della polizia penitenziaria in occasione di eventi critici (come episodi di autolesionismo, rivolte o violenze tra detenuti). Il Comitato sollecita, dunque, il DAP e i vertici di ciascun istituto a mantenere alta la vigilanza, assicurandosi che il personale di custodia comprenda che ogni forma di maltrattamento è illegale e sarà sanzionata di conseguenza.
Il rapporto rileva che il fenomeno della violenza e dell’intimidazione tra detenuti rimane una costante nel sistema penitenziario italiano. In linea di principio, i detenuti coinvolti in episodi di violenza venivano prontamente separati dal personale, ricevevano cure mediche adeguate, venivano rapidamente ricollocati in un’altra sezione – ai sensi dell’articolo 32 del Regolamento Penitenziario – e, in molti casi, trasferiti in un altro istituto per ragioni di ordine e sicurezza. Ciononostante, criticità quali l’assenza di sistemi di chiamata (campanelli) nella maggior parte delle celle e la cronica carenza di agenti di custodia nei reparti rappresentano fattori che favoriscono la violenza tra i detenuti. Pertanto, il Comitato sollecita le autorità italiane ad adottare una strategia globale per prevenire tali episodi, promuovendo un approccio basato sulla “sicurezza dinamica” da parte del personale penitenziario.
Nel Rapporto viene altresì rilevato come un’ulteriore caratteristica del sistema penitenziario italiano è il sovraffollamento. Al momento della visita, quasi un quarto dei detenuti era ospitato in celle che offrivano uno spazio vitale compreso tra soli 3 e 4 metri quadrati a persona. Ebbene, le autorità italiane sono invitate a garantire che lo standard minimo del CPT, pari a 4 m² di spazio abitativo per persona nelle celle a occupazione multipla, sia effettivamente rispettato. Inoltre, il Comitato ha ritenuto di dover sottolineare l’importanza di promuovere l’intera gamma di misure alternative alla detenzione, al fine di ridurre il numero di persone ristrette in carcere, riconoscendo al contempo la necessità di investire nel miglioramento delle infrastrutture penitenziarie.
2. In relazione alle condizioni materiali di detenzione, il Comitato osserva, in via preliminare, come esse variano a seconda degli istituti visitati e persino all’interno di ciascun carcere, in particolare in relazione al livello di sovraffollamento.
Le condizioni peggiori sono state riscontrate nelle cosiddette “sezioni ex art. 32” [d.P.R.230/200], nonché in quelle destinate ai detenuti che necessitano di protezione.
La situazione nel carcere di Firenze Sollicciano è parsa particolarmente critica, a causa di gravissime carenze strutturali e di continue difficoltà di manutenzione, dovute a costanti infiltrazioni d’acqua che determinano elevati tassi di umidità, presenza di muffa sulle pareti, distacchi di intonaco e il deterioramento dei soffitti. Il Comitato invita, dunque, le autorità italiane a valutare la sostenibilità a lungo termine di eventuali interventi di ristrutturazione e richiede, in particolare, di essere informato sui piani operativi previsti per l’istituto di Firenze Sollicciano.
Riguardo al regime detentivo, il rapporto riconosce l’impegno profuso dalle autorità italiane nel favorire ulteriori opportunità lavorative, grazie al coinvolgimento di investitori esterni all’interno degli istituti (in linea con i principi della cosiddetta “Legge Smuraglia”). Ciononostante, è necessario ampliare l’offerta di programmi destinati ai detenuti, così da garantire una giornata strutturata di attività negli istituti visitati.
Il rapporto pone l’accento, in particolare, sull’importanza di prevedere programmi di attività personalizzati per i detenuti sottoposti a misure di separazione ai sensi del citato art. 32 (Assegnazione e raggruppamento per motivi cautelari) d.P.R. 230/2000, con l’obiettivo di agevolare il loro reinserimento nelle sezioni ordinarie.
Il CPT ribadisce, poi, la necessità di riformare le misure, severe e restrittive, applicate ai detenuti sottoposti al regime di “sorveglianza particolare” previsto dall’art. 14-bis l. 354/1975 (nello specifico: detenzione in celle prive di arredi, assenza di attività trattamentali e carenza di un supporto psicologico proattivo e costante).
Viene altresì richiesto di affrontare la questione della natura punitiva e anacronistica del cosiddetto «isolamento diurno» — una forma di isolamento imposta dall’autorità giudiziaria ai condannati all’ergastolo — poiché “it lacks a penological justification”.
3. Nonostante il chiaro impegno e la cultura lavorativa costruttiva del personale penitenziario, i risultati della visita del 2025, a parere del Comitato, “reveals that Italian prisons continue to lack a functioning dynamic security approach in the supervision of inmates as set out in the European Prison Rules”. Il personale carcerario è rimasto sostanzialmente propenso a un approccio di sicurezza statico, in base al quale gli agenti rimangono nei loro uffici, fuori dalle sezioni e reagiscono solo agli incidenti. Si rende necessaria, invece, la adozione di “a more operational approach for preventing incidents and maintaining order based on proactive communication, trust-building and daily engagement with prisoners as a means to reduce tension and improve safety”. A questo proposito, il Comitato prende atto positivamente della Circolare DAP del 13 ottobre 2025, che sottolinea l’importanza di garantire una presenza più forte del personale carcerario e degli educatori all’interno degli ambienti di accoglienza degli istituti penitenziari e raccomanda la promozione e l’attuazione di un reale approccio dinamico alla sicurezza.
Per quanto riguarda la qualità dell’assistenza sanitaria fornita ai detenuti, il rapporto identifica significative disparità regionali, rilevando particolari carenze negli istituti penitenziari visitati nelle regioni Campania e Puglia (in particolare in termini di livelli di personale e strutture inadeguati, ritardi nell’accesso alle cure psichiatriche e nella verifica dell’idoneità alla detenzione dei detenuti vulnerabili). Ciò è in contrasto con la situazione osservata nelle carceri di Firenze Sollicciano e Genova Marassi, dove si è riscontrata un’eccellente prestazione in termini di strutture, livelli di personale e governance adeguata dell’assistenza sanitaria.
Nel corso della visita, il CPT ha anche condotto una valutazione delle misure adottate in relazione alla prevenzione dei suicidi nelle carceri visitate e ha potuto riscontrare un solido approccio multidisciplinare allo screening dei detenuti, con esempi di procedure complete di valutazione del rischio, stratificazione del rischio, coinvolgimento del personale carcerario e protocolli di emergenza. Tuttavia, ha riscontrato altresì come “the effectiveness of such anti-suicide protocols could be undermined by a combination of prison overcrowding, poor healthcare staffing and the lack of a national strategy for the reduction and removal of ligature points within prisons (notably those on windows, beds, cell gates and light fittings), and the continued absence of call bells within the majority of prison cells”.
In relazione alle donne detenute, il CPT ribadisce la necessità, per le autorità italiane, “to incorporate a specific gender-based approach towards female prisoners and the need for women’s sections within large male establishments to have a distinct prison management of women prisoners”.
Ulteriori questioni sollevate dal Comitato riguardano l’uso della forza all’interno delle carceri visitate. Al riguardo, il Comitato suggerisce “a more thorough compilation of reports on the use of force by staff against inmates”, nonché “a review of the expediency and proportionality of strip-searches” e, infine, “a review of the use of pepper spray in prison, notably within confined spaces with insufficient ventilation”.
Le autorità italiane dovrebbero, inoltre, assicurare che tutti i detenuti “can make a short phone call to a family member upon admission to prison”.
Infine, il Rapporto sollecita interventi a sostegno della magistratura di sorveglianza, auspicando, in particolare, che sia rafforzata “the capabilities of supervisory judges to deal with their workload, notably in terms of processing of requests for alternative measures and complaints from prisoners.

